Sartriana

Tintoretto o il sequestrato di Venezia

  • Pagine324
  • Prezzo29.00
  • Anno2005
  • ISBN978-88-8273-061-1
  • NoteSartriana n. 3
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Tintoretto o il sequestrato di Venezia

Questo libro raccoglie per la prima volta in un unico volume tutti gli scritti di Sartre sul Tintoretto. Si tratta della prima edizione autorizzata – mai pubblicata al mondo, nemmeno in Francia – di un’opera alla quale Sartre lavorò per quasi un decennio, dal 1951 ai primi anni Sessanta, senza poi darle una forma definitiva.
L’interesse per Tintoretto nasce probabilmente nel corso dei frequenti viaggi compiuti da Sartre a Venezia. L’approccio alla materia è originalissimo: la storia della città e della società veneziana, i rapporti con gli altri pittori (Tiziano, Veronese) e con la pittura fiorentina sono fatti ruotare attorno alla figura del Tintoretto, che Sartre definisce “braccato”, in continua lotta con se stesso e con la sua città. «Tintoretto è Venezia – scrive Sartre – anche se non dipinge Venezia».
Prendendo spunto dalle biografie del passato – dalle Vite del Vasari sino ad un celebre articolo di Vuillemin del 1954 – ed utilizzando il metodo biografico già impiegato nel suo libro su Jean Genet, Sartre dà vita ad un’ incredibile biografia esistenziale, nella quale l’artista, la città e la pittura si illuminano reciprocamente, emergendo al termine sotto una luce radicalmente nuova.
Più di venti quadri del Tintoretto vengono analizzati minuziosamente, a partire dalla discussa svolta del 1548, con il San Marco che libera uno schiavo, ove compare per la prima volta quello che Sartre definisce il suo “partito preso”, o la sua ossessione: la rappresentazione della “pesantezza”. «Tintoretto è un pittore che dipinge le relazioni spaziali che si hanno quando si scolpisce». Cento anni prima che Galileo e Newton ne descrivessero gli effetti, Tintoretto scopre l’onnipresenza della forza di gravità, dipinge corpi in perenne squilibrio, folle di personaggi accalcati che si schiacciano a vicenda, santi e angeli che, finalmente, “pesano”. Per la prima volta, dice Sartre, un pittore chiede ai suoi committenti di ritrovare nei quadri che acquistano le “servitù” alle quali sono sottoposti nella vita quotidiana, il loro corpo a corpo con la materia.
 

Jean-Paul Sartre (1905-1980) è forse l’esponente più rappresentativo dell’esistenzialismo ed uno degli intellettuali francesi contemporanei più noti nel mondo. Versatile e poliedrico, la sua attività ha attraversato vasti campi del sapere: dalla filosofia alla letteratura, dal teatro al cinema, dal giornalismo alla politica. Tra le sue maggiori opere ricordiamo, per la filosofia, L’essere e il nulla e la Critica della ragione dialettica e per la narrativa, fra tante, La nausea. Nel 1964 fu insignito del premio Nobel per la letteratura, che rifiutò.

Bariona o il gioco del dolore e della speranza

  • Pagine132
  • Prezzo16.00
  • Anno2019
  • ISBN978-88-8273-175-5
  • NoteSartriana n. 13
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Bariona o il gioco del dolore e della speranza Racconto di Natale per cristiani e non credenti

Bariona è un originale racconto scritto e rappresentato da Sartre  nel Natale del 1940 per i suoi compagni di prigionia nel campo di Treviri. Sartre ebbe modo allora di conversare a lungo con i preti detenuti, discutendo con sincerità di fede e teologia. E’ forse alla luce di questa nuova esperienza che Sartre scrisse un testo teatrale sul mistero del Natale. Lo compose in breve tempo, scelse gli attori, assi-stette a tutte le prove, creò la messa in scena ed i costumi e lui stesso vi partecipò nella parte del Re Magio Baldassarre. La storia ruota intorno alla figura di Bariona (dal curioso soprannome di “figlio del tuono”), capo di un villaggio vicino a Betlemme ed è ambientata nell’epoca in cui la Giudea era oppressa dai Romani e vessata da continue richieste di tributi.  Alla visione di Gesù Bambino Bariona abbandona ogni diffidenza verso il Messia e si impegna nella realizzazione del progetto di liberazione del suo popolo. Il testo si offre al lettore come l’immagine di un’esperienza religiosa che raggiunge il suo apice nella descrizione, poetica e pittorica insieme, del rapporto di intimità che lega la Madonna al Bambino, e nel contempo come esperienza politica che, nella chiara allusione alla Francia occupata dai nazisti, vuole creare aggregazione e solidarietà tra i prigionieri, credenti e non credenti, e sollecitarli alla resistenza contro gli invasori. Progetto, questo, assolutamente nuovo e singolare per Sartre, notoriamente riconosciuto come l’esponente di un esistenzialismo ateo; lui stesso non ha esitato a dichiarare di aver avuto sempre un rapporto difficile ed impossibile con Dio. Oggi, la lettura di quest’opera, offre l’occasione di ripensare l’ateismo di Sartre e la sua filosofia dell’esistenza.

 

JEAN-PAUL SARTRE (1905-1980) è forse l’esponente più rappresentativo dell’esistenzialismo ed uno degli intellettuali francesi contemporanei più noti nel mondo. Versatile e poliedrico, la sua attività ha attraversato vasti campi del sapere: dalla filosofia alla letteratura, dal teatro  al cinema, dal giornalismo alla politica. Nel 1964 fu insignito del premio Nobel per la letteratura, che rifiutò.

Pensare l'arte

  • Pagine216
  • Prezzo22.00
  • Anno2008
  • ISBN978-88-8273-091-8
  • NoteSartriana n. 7
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Pensare l'arte

Pensare l’arte come museo immaginario delle opere più amate e frequentate da Jean-Paul Sartre: dagli americani Hare e Calder, agli artisti da lui scoperti, come Wols, fino a Giacometti, Masson, Lapoujade e Rebeyrolle, ai quali era legato da profonda amicizia. Testimoni di questi rapporti restano i saggi raccolti nel presente volume, che offrono materiale indispensabile per ripercorrere le riflessioni di Sartre sull’arte figurativa, dai Mobiles di Calder, 1946, fino ai quadri di Rebeyrolle, 1970; essi inoltre sono rivelatori della sua familiarità con le opere dei maggiori esponenti delle avanguardie artistiche: Picasso, Breton e il Surrealismo, senza dimenticare Klee e Van Gogh.
Un percorso entusiasmante attorno agli avvenimenti che animano l’arte moderna. Sartre intuisce, senza indugi, la direzione in cui si sta verificando un proficuo rinnovamento artistico, significativo sia dei suoi interessi estetici, sia della stagione culturale che il filosofo sta vivendo da acuto testimone del suo tempo. Attivamente presente e partecipe al dibattito sulle arti figurative – surrealismo, realismo, astrattismo – Sartre ne promuove le poetiche sulla rivista Les Temps Modernes.
Come suggerisce Michel Sicard, nell’introduzione, il costante riferimento a temi quali spazio, tempo e movimento, bellezza o modernità, rivelano le coordinate di un’estetica, mai scritta da Sartre. Questo volume raccoglie per la prima volta, tutti insieme e in versione integrale, i lavori di Sartre sull’arte contemporanea, mai pubblicati così finora neanche in Francia. Ed è questo il grande merito del libro.

Jean-Paul Sartre (1905-1980) è forse l’esponente più rappresentativo dell’esistenzialismo ed uno degli intellettuali francesi contemporanei più noti nel mondo. Versatile e poliedrico, la sua attività ha attraversato vasti campi del sapere: dalla filosofia alla letteratura, dal teatro al cinema, dal giornalismo alla politica. Tra le sue maggiori opere ricordiamo, per la filosofia, L’essere e il nulla e la Critica della ragione dialettica e per la narrativa, fra tante, La nausea. Nel 1964 fu insignito del premio Nobel per la letteratura, che rifiutò.

Orfeo nero

  • Pagine84
  • Prezzo10.00
  • Anno2009
  • ISBN978-88-8273-102-1
  • NoteSartriana n. 8
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Orfeo nero Una lettura poetica della negritudine

Orfeo nero è un saggio di straordinaria efficacia lirica, e forse il meno conosciuto dal pubblico italiano, scritto da Sartre nel 1948 come introduzione all’Antologia della nuova poesia negra e malgascia di lingua francese curata dal celebre poeta senegalese Léopold Senghor, premio Nobel per la letteratura nel 1968.
Sensibile al fascino di queste poesie dei neri francofoni, alle loro grida accorate contro l’inumana e gratuita sofferenza, al loro doversi esprimere nella lingua del colonizzatore per poter comunicare il loro diritto di esistere come neri, Sartre è stato uno dei pochi intellettuali dell’epoca ad avere avuto il coraggio di condannare le politiche espansionistiche delle grandi potenze del secondo dopoguerra.
Il tema centrale di questo saggio sartriano è la “negritudine”, che trasforma queste pagine in un programma sociale, politico e filosofico. La negritudine è colta da Sartre come “nudità senza colore”, come particolare atteggiamento affettivo nei confronti del mondo e al contempo come rimorso e speranza dell’intera cultura occidentale.
Sartre reclama in questo saggio un rinnovamento del linguaggio filosofico e designa l’essenza della creazione poetica come scacco e distruzione della prosa: poesia straordinaria, come gli effetti travolgenti che escono dalle mani dei poeti africani.

Jean-Paul Sartre (1905-1980) è forse l’esponente più rappresentativo dell’esistenzialismo ed uno degli intellettuali francesi contemporanei più noti nel mondo. Versatile e poliedrico, la sua attività ha attraversato vasti campi del sapere: dalla filosofia alla letteratura, dal teatro al cinema, dal giornalismo alla politica. Tra le sue maggiori opere ricordiamo, per la filosofia, L’essere e il nulla e la Critica della ragione dialettica e per la narrativa, fra tante, La nausea. Nel 1964 fu insignito del premio Nobel per la letteratura, che rifiutò.

La mia autobiografia in un film

  • Pagine160
  • Prezzo14.00
  • Anno2004
  • ISBN 978-88-8273-053-6
  • NoteSartriana n. 2
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La mia autobiografia in un film Una confessione

Questo testo è la trascrizione della sceneggiatura del documentario Sartre par lui-même, costituito da una serie di conversazioni di Jean-Paul Sartre con Simone de Beauvoir e con gli intellettuali che più erano stati vicini alle sue imprese culturali e politiche. Girato per la maggior parte nel 1972, il documentario fu interrotto per motivi finanziari, e fu completato tra il 1975 e il 1976. In quello stesso anno fu presentato in anteprima al Festival di Cannes, ottenendo unanimi consensi di critica e di pubblico.
L’intenzione di Sartre e dei suoi interlocutori era quella di completare e di prolungare la ricostruzione autobiografica che era racchiusa nel romanzo Les mots, del 1964, che valse allo scrittore francese il premio Nobel per la letteratura. Come è noto, egli lo rifiutò per il sospetto dichiarato che lo si volesse annoverare tra gli scrittori “borghesi”. Ma, rispetto a Les mots, il testo di queste conversazioni filmate costituisce non solo una integrazione cronologica dell’autobiografia di Sartre, ma aggiunge, al tema della sua storia di scrittore, la storia dell’evoluzione del suo impegno intellettuale e politico. Non va dimenticato che siamo nei primi anni Settanta, anni che rappresentarono per la Francia e per l’Occidente un momento di fortissima contestazione politica e di tensione ideologica. Sartre fu un protagonista tra i più significativi di quella cultura radicale.
Un libro cruciale, dunque, spaccato di una vita intensissima, raccontata da Sartre sin dagli anni della sua adolescenza, agli inizi del secolo, fino al Sartresettantenne. La Grande Guerra, i totalitarismi, l’esperienza da lui vissuta dei campi di concentramento nazisti, la resistenza, l’esistenzialismo, la rottura con Merleau-Ponty e Albert Camus, la guerra fredda, la guerra d’Algeria, il Vietnam, il ’68, il maoismo… tutto questo è passato in rassegna, sempre sotto un’angolazione problematica che cerca di rimanere fedele al ruolo dello scrittore e dell’intellettuale.

Jean-Paul Sartre (1905-1980) è forse l’esponente più rappresentativo dell’esistenzialismo ed uno degli intellettuali francesi contemporanei più noti nel mondo. Versatile e poliedrico, la sua attività ha attraversato vasti campi del sapere: dalla filosofia alla letteratura, dal teatro al cinema, dal giornalismo alla politica. Tra le sue maggiori opere ricordiamo, per la filosofia, L’essere e il nulla e la Critica della ragione dialettica e per la narrativa, fra tante, La nausea. Nel 1964 fu insignito del premio Nobel per la letteratura, che rifiutò.

La leggenda della verità

  • Pagine112
  • Prezzo12.00
  • Anno2019
  • ISBN978-88-8273-174-8
  • NoteSartriana n. 14
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La leggenda della verità Scienza, filosofia, arte di fronte alla verità

Di straordinaria attualità e pubblicati per la prima volta in Italia,  i testi raccolti in questo volume riportano per intero le riflessioni di Sartre su un tema - la verità - sul quale è ritornato a più riprese durante la sua vita di filosofo. Sartre si confronta con quelle che lui individua come le tre possibili accezioni di verità: la "verità del certo" rappresentata dalla scienza e dal suo corollario politico, la democrazia; la "verità del probabile" definita dalla filosofia ed infine la "verità dell'uomo solo", che prova ad andare al di là del certo e del probabile per scoprire quella verità che scaturisce dalla propria ricerca individuale. Sartre cerca, in chiave ironico-critica, di difendere la sua tesi, ovvero la superirorità "dell'uomo solo" sulle verità della scienza e le approssimazioni dei filosofi, procedendo di aporia in aporia moltiplicando dubbi e obiezioni. Non è affatto semplice imporre oggi un'alternativa alla scienza ed alla filosofia.

"Ci vorrebbe un racconto filosofico per convincerci che la Verità non è altro che una leggenda che è riuscita a farsi passare per vera".  Jean-Paul Sartre

 

Jean-Paul Sartre (1905-1980) è forse l’esponente più rappresentativo dell’esistenzialismo ed uno degli intellettuali francesi contemporanei più noti nel mondo. Versatile e poliedrico, la sua attività ha attraversato vasti campi del sapere: dalla filosofia alla letteratura, dal teatro  al cinema, dal giornalismo alla politicaNel 1964 fu insignito del premio Nobel per la letteratura, che rifiutò

Tortura, diritto e libertà

  • Pagine196
  • Prezzo22.00
  • Anno2018
  • ISBN978-88-8273-169-4
  • NoteSartriana n. 12
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Tortura, diritto e libertà

Di straordinaria attualità, le riflessioni politiche di Sartre raccolte in questo volume, a cura di Michel Kail, ripercorrono, in momenti storici differenti, le analisi e le lucide considerazioni sulla Tortura, il Diritto e la Libertà, del tutto inediti al pubblico italiano. I primi studi sul Diritto risalgono al 1927 dedicati al rapporto tra sovranità dello Stato e diritto naturale degli individui ed all’amara costatazione dei perpetui conflitti tra diritti individuali e diritti collettivi. Il diritto non è il frutto della libertà individuale, né del costume, bensì è un’esperienza dialettica che assicura alla collettività la sua coesione. Ma quando la collettività s’istituzionalizza in società, non è escluso pensare che lo Stato possa anche assumere prerogative basate sul Terrore e sulla Violenza. A partire dal 1947-48 le riflessioni di Sartre si rivolgono ai crimini di guerra ed alla funzione del Tribunale Russell e di quello di Norimberga convocati per discutere sui temi della tortura e del genocidio. É ipotizzabile la creazione di un Tribunale tanto rivoluzionario da essere capace di garantire alle esigenze etiche delle masse una dimensione giuridica? Nel 1972 Sartre tiene una Conferenza a Bruxelles sul rapporto fondamentale tra la Giustizia e lo Stato. Sartre pone due questioni di rilievo, ancora oggi al centro del dibattito politico: può esserci libertà se il potere giudiziario non è separato dal potere legislativo e dall’esecutivo? Ed altra questione: la Giustizia deriva dallo Stato o dal popolo? Le analisi di Sartre, data la complessità dei temi affrontati, sono costellate da ripensamenti, revisioni, paradossi e contraddizioni derivanti, anche e soprattutto, dalla dialettica della storia che trasforma ogni concetto nel suo contrario in una tensione sempre aperta a nuovi sviluppi. Sartre ancora una volta ci sorprende lasciandoci degli scritti profetici che aiutano a comprendere con più consapevolezza l’epoca tumultuosa che stiamo vivendo, sempre più turbata da tensioni e conflitti mondiali, che corrono il rischio di innescare dittature e massacri. 

G. F.

 

Jean-Paul Sartre (1905-1980) è forse l’esponente più rappresentativo dell’esistenzialismo ed uno degli intellettuali francesi contemporanei più noti nel mondo. Versatile e poliedrico, la sua attività ha attraversato vasti campi del sapere: dalla filosofia alla letteratura, dal teatro  al cinema, dal giornalismo alla politicaNel 1964 fu insignito del premio Nobel per la letteratura, che rifiutò

Marxismo e soggettività

  • Pagine164
  • Prezzo16.00
  • Anno2015
  • ISBN978-88-8273-153-3
  • NoteSartriana n. 11
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Marxismo e soggettività La conferenza di Roma del 1961 con ampio resoconto del dibattito che ne seguì

Nel dicembre del 1961 Sartre fu invitato a tenere una conferenza all’Istituto Gramsci di Roma, sul tema “soggettività e marxismo”. Presentò le sue ultime riflessioni sulla necessità di rinnovamento del marxismo dall’interno, suscitando così un dibattito di eccezionale vivacità, cui presero parte alcune tra le figure di intellettuali più in vista vicini al PCI (Della Volpe, Colletti, Lombardo-Radice, Luporini, Paci, Valentini, Semerari e altri). Sartre mostrò come l’analisi della soggettività fosse indispensabile per comprendere i fenomeni sociali. Attraverso la presentazione di casi singoli – l’operaio antisemita, l’amore in Stendhal, l’anarco-sindacalismo – delineò un’idea di soggettività come “universale singolare”, prodotto della storia e contemporaneamente invenzione di possibilità. La conferenza presenta uno straordinario spaccato del pensiero di uno dei più grandi autori del Novecento e un’introduzione alle tesi di una delle sue opere filosofiche più complesse: la Critica della ragione dialettica. Che cosa sarebbe successo se le posizioni di Sartre avessero fatto breccia nella cultura politica ufficiale del PCI dell’epoca? Un pensiero che poneva radicalmente la questione di che cosa sia la soggettività in una prospettiva marxista quali effetti etici e politici avrebbe potuto produrre? Quali progressi avrebbero potuto segnare la teoria marxista se si fosse posto al centro del dibattito il problema etico, come Sartre andava affermando? Queste domande, rimaste tuttora aperte, rappresentano ancor oggi la posta in gioco più rilevante della conferenza di Sartre e del dibattito che ne seguì.

 

Jean-Paul Sartre (1905-1980) è forse l'esponente più rappresentativo ed uno degli intellettuali francesi contemporanei più noti nel mondo. Versatile e poliedrico, la sua attività ha sempre attraversato vasti campi del sapere: dalla filosofia alla letteratura, dal teatro al cinema, dal giornalismo alla politica. Nel 1964 fu insignito del premio Nobel per la letteratura, che rifiutò.

 

 

La trascendenza dell'Ego

  • Pagine100
  • Prezzo12.00
  • Anno2011
  • ISBN978-8273-130-4
  • NoteSartriana n. 10
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La trascendenza dell'Ego

Scritto al suo rientro dal viaggio in Germania, dove aveva studiato la fenomenologia di Husserl, La trascendenza dell’Ego è il saggio che segna l’esordio filosofico di Jean-Paul Sartre. Questo scritto è di un’importanza fondamentale: non solo contiene in nuce tutti i temi del futuro esistenzialismo sartriano, ma costituisce una pietra miliare nella storia del pensiero filosofico del Novecento. Sartre vi critica il residuo idealistico presente nella filosofia del maestro. Rivolge un attacco definitivo alla nozione di Io e a tutta la mitologia dell’“interiorità”, così cara ad una certa cultura francese del tempo. L’Io è in realtà una “cosa” come le altre “cose” del mondo. Esiste fuori dalla coscienza, come l’albero e la casa. Non coincide con la coscienza ma rappresenta un punto di opacità nella coscienza, la quale, in prima battuta, è rigorosamente impersonale. Purificare la coscienza dall’Io è, per Sartre, l’operazione fondamentale per la creazione di un nuovo materialismo che sia all’altezza dei tempi. Gilles Deleuze farà di queste pagine il fondamento del proprio pensiero e Jacques Lacan le utilizzerà per ripensare lo statuto del discorso psicoanalitico e la nozione freudiana di inconscio.
Per i nuovi orientamenti materialistici, che caratterizzano il più vitale pensiero filosofico del terzo millennio, questo testo di Sartre è un’opera che apre un nuovo e ancora inesplorato orizzonte del pensiero. La cura del testo è di Rocco Ronchi, che, nel saggio introduttivo, ne mette in luce la dirompente attualità e si chiede che cosa possa voler dire oggi fare filosofia speculativa.

Jean-Paul Sartre (1905-1980) è forse l’esponente più rappresentativo dell’esistenzialismo ed uno degli intellettuali francesi contemporanei più noti nel mondo. Versatile e poliedrico, la sua attività ha attraversato vasti campi del sapere: dalla filosofia alla letteratura, dal teatro al cinema, dal giornalismo alla politica. Tra le sue maggiori opere ricordiamo, per la filosofia, L’essere e il nulla e la Critica della ragione dialettica e per la narrativa, fra tante, La nausea. Nel 1964 fu insignito del premio Nobel per la letteratura, che rifiutò.

Una strana amicizia

  • Pagine128
  • Prezzo12.00
  • Anno2010
  • ISBN978-88-8273-110-6
  • NoteSartriana n. 9
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Una strana amicizia

Apparso per la prima volta nel 1949 e del tutto inedito in Italia, Una strana amicizia è ambientato in un campo di prigionia tedesco, all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Il protagonista, Brunet, è un militante del Partito comunista francese che nel campo cerca di tenere uniti i compagni e di sensibilizzare le coscienze di tutti gli internati per convincerli a continuare la lotta contro il nazismo. Ma un giorno scopre che il suo braccio destro, Schneider, non è la persona che credeva e in più che l’Unione Sovietica ha da poco firmato un patto con la Germania di Hitler…
In questo romanzo Sartre mescola la personale esperienza del campo di prigionia e le violente discussioni che animavano il dibattito politico dell’epoca con qualcosa che forse gli sta ancora più a cuore: l’amicizia con Paul Nizan, intellettuale e politico comunista che aveva polemicamente abbandonato il Partito a seguito del patto Molotov-Ribbentrop ed era andato volontario in guerra, morendo nel maggio del 1940.
Ad anni di distanza, il bisogno di Sartre è quello di tornare a fare i conti con un amico intimo dal quale si era allontanato, anche per dissidi politici, ma di cui ora condivide l’“impegno”. Con Una strana amicizia tenta così di ritrovare insieme il suo amico Nizan e il se stesso di un tempo, in ugual misura presenti nei due protagonisti del romanzo, Brunet e Schneider. Si tratta di un’operazione in cui la letteratura diventa parte dell’esistenza e assurge a luogo in cui accade ciò che non è stato, e si scrive ciò che non si è potuto dire.
Il Sartre filosofo si fonde col romanziere e il memorialista, fornendo al lettore la testimonianza di verità intima e a tratti struggente che costituisce uno dei momenti cruciali nello sviluppo del suo pensiero filosofico e del suo percorso etico.

Jean-Paul Sartre (1905-1980) è forse l’esponente più rappresentativo dell’esistenzialismo ed uno degli intellettuali francesi contemporanei più noti nel mondo. Versatile e poliedrico, la sua attività ha attraversato vasti campi del sapere: dalla filosofia alla letteratura, dal teatro al cinema, dal giornalismo alla politica. Tra le sue maggiori opere ricordiamo, per la filosofia, L’essere e il nulla e la Critica della ragione dialettica e per la narrativa, fra tante, La nausea. Nel 1964 fu insignito del premio Nobel per la letteratura, che rifiutò.